SI RIBALTA CAMION DI MAIALI, DECINE DI MORTI!


Torgiano, si ribalta camion: decine di maiali morti.
E’solo un titolo di giornale. Erano solo stupidi maiali. Tanto dovevano morire.

Ogni giorno un numero incalcolabile di vite ci sfiorano, ci passano accanto senza che ce ne rendiamo conto.
Ogni giorno milioni di vite si muovono intorno a noi, verso la morte. E in questo loro ultimo viaggio hanno l’unica occasione di vedere il mondo. Di farsi vedere. In questo ultimo viaggio hanno l’unica occasione di esistere agli occhi di un mondo che quelle stesse vite se le ritroverà dentro un piatto, non riconoscendole, non vedendo, non facendo l’unica logica connessione.
E in queste strade di sangue, ignari, ci muoviamo e viviamo.
Solo a volte un titolo di giornale ci sveglia dal sonno di quella ragione che non comprende e ci rende ciechi.

Milioni di animali ogni anno vengono trasportati in condizioni allucinanti da una parte all'altra dell'Europa per essere poi macellati nel paese di destinazione. I viaggi sono estenuanti. Gli animali sono stipati all'inverosimile in camion che percorrono centinaia di chilometri, spesso senza soste per consentire loro di bere o mangiare, spesso sotto il sole cocente dei pomeriggi estivi o nel gelo delle notti invernali. Molti di essi perdono la vita prima di arrivare al macello. Cavalli, maiali, capre, agnelli, mucche, polli. A questi e ad altri poveri animali sono inflitti dall'uomo viaggi terribili di molti chilometri. Ogni settimana 15.000 capre sono stipate sui camion per un viaggio di 2300 km dalla Namibia al Sud Africa. Esse subiscono il trasporto per 36 ore senza mangiare e senza bere. Molti maiali vengono trasportati vivi per oltre 4.500 chilometri, via terra e via mare, dal Canada occidentale alle Hawaii, in un viaggio che dura fino a nove giorni. Centinaia di maiali sono stipati insieme al buio, in condizioni di sovraffollamento, prima su un camion, poi in una nave. Sono affamati ed esausti e restano per lungo tempo senza cibo. Ogni settimana migliaia di bovini sopportano un viaggio di tre settimane dal porto amazzonico di Belem in Brasile fino a Beirut, in Libano. I bovini sono stipati sui camion nel caldo rovente dell’Amazzonia. Per quattro giorni non potranno più muoversi o sdraiarsi e non riceveranno né cibo, né acqua. Quelli che cadono restano intrappolati e si feriscono. Una volta giunti alla nave l’uso di pungoli elettrici per il caricamento sul mezzo infligge ulteriori sofferenze ai bovini indeboliti. Ogni anno milioni di pecore vive subiscono un trasporto estenuante via terra e via mare dall’Australia al Medio Oriente che dura settimane, in alcuni casi anche mesi. L’equivalente di tre pecore per ogni metro quadrato viaggia in balia del mare, lottando per il poco cibo a disposizione, fra epidemie, stress e ferite causate dalla calca. Ogni sera centinaia di migliaia di polli soffrono o muoiono durante il viaggio in camion fino a Bangkok. I volatili, provenienti da allevamenti industriali dove sono stati cresciuti in condizioni penose, sono stipati in gabbie sporche per il trasporto. Qui restano schiacciati, si feriscono e perdono sangue. Circa il 95% dei polli da carne subisce fratture ossee multiple. Molti muoiono durante il viaggio a causa del caldo intenso. Quelli che sopravvivono defecano costantemente a causa della sofferenza, diffondendo le malattie fra le gabbie. Per concludere con le crudeltà, una volta giunti al mercato ai volatili viene tagliata la gola, per poi essere gettati in un bidone e lasciati morire. Gli allevamenti industriali di pollame rappresentano un pericolo per gli essere umani e un orrore per gli animali. I metodi da essi impiegati hanno contribuito all’evoluzione dell’influenza aviaria. Solo nell’anno 2000 sono stati trasportati nel mondo oltre 40 miliardi di polli, un numero sei volte maggiore dell’intera popolazione umana del pianeta.

Sarà capitato a chiunque. In viaggio su una qualsiasi delle autostrade italiane, delle autostrade del mondo. Sarà capitato a tutti ad un certo punto di essere superati o superare o affiancare un camion. Sarà capitato a tutti noi di gettare uno sguardo sul carico di quel camion, tra le sbarre di ferro e scoprire con orrore che il nostro sguardo viene ricambiato. Il nostro sguardo curioso, annoiato, distratto ne incontra uno che è un misto di dolore, disperazione, terrore. Il nostro sguardo che dura un attimo, poiché in autostrada si corre, ma che in quel lampo, in quello scambio fulmineo è già preso, contaminato, macchiato. Il nostro sguardo che perde tutta l’innocenza e in un attimo ha capito. Ha capito prima ancora della testa, del cuore.
Gli umani viaggiano per piacere, per dovere, per vocazione, per costrizione.
Gli animali, certi animali, viaggiano solo per un motivo: morire.
Basta un attimo. Basta lo sguardo di un animale lanciato tra le sbarre di un camion in viaggio verso il macello.
Verso la morte. 


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