RJ2: LA NUOVA DANIZA?


Ci risiamo: a tre anni dalla triste storia di Daniza un altro orso è sotto accusa. E anche quest'orso rischia di pagare con la sua vita l'incapacità dell'uomo di convivere con la natura.
Partiamo dai fatti. Sabato 22 luglio un uomo di 69 anni viene soccorso in montagna e denuncia una aggressione non motivata da parte di un orso ai danni suoi e del suo cane, nei pressi del lago di Terlago nella valle dei laghi in Trentino. Le autorità si dichiarano convinte, sulla base della testimonianza dell'uomo che si tratti di Rj2, un'orsa già protagonista di un incidente nel 2015.
Da qui parte una ordinanza urgente da parte del presidente della Provincia di Trento per la "rimozione" dell'orso in questione. 
Rimozione ufficialmente vorrebbe dire spostamento in area faunistica protetta con detenzione a vita, ma di fatto il mandato prevede che i forestali, in caso di pericolo durante la cattura, siano autorizzati all'abbattimento. La storia di Daniza del 2014 ci insegna che "l'incidente anestetico" è uno dei possibili altri scenari durante la cattura.
Ma le perplessità non si limitano alla velocità con cui è stata presa la decisione di una soluzione così drastica.
Di dubbi legittimi questa storia ne fa nascere molti.
Kj2 è un'orsa bruna di origini slovene di circa 15 anni. È un'"orsa in fuga" in quanto fu protagonista nel 2015 di una "aggressione" ad un uomo che faceva jogging nei boschi della stessa area. All'epoca fu emessa nei suoi confronti una ordinanza di cattura autorizzata dal ministero. L'orsa fu catturata, munita di radiocollare e rimessa in libertà in attesa dei risultati dei test sul DNA sul pelo. Il responso confermò che l'orsa era la stessa incontrata dall'uomo nei boschi , ma i forestali non sono più riusciti a prenderla perché nella primavera del 2016 Rj2 perse il radiocollare. 
Lo stesso Claudio Groff, coordinatore del settore grandi carnivori del servizio foreste e fauna della provincia autonoma di Trento, ha dichiarato a proposito di Rj2: "Come la maggior parte degli orsi è elusiva, non facile da avvistare". Strano che proprio ora l'orsa abbia deciso di interagire con l'uomo dopo che per più di un anno personale esperto abbia cercato senza successo di individuarla e catturarla.
Tornando al protagonista del presunto attacco, l'uomo ha dichiarato di essere stato aggredito alle spalle da un'orsa femmina senza radiocollare. 
L'aggressione alle spalle da parte di un orso bruno è, a detta degli zoologi, quantomeno improbabile. L'orso si incontra per caso in montagna, quando l'animale non riesce a schivare l'uomo; che invece lo veda e decida di seguirlo per aggredirlo suscita quantomeno dei dubbi da parte di chiunque abbia passato ore ed ore appostato nelle radure sperando di vedere questo meraviglioso animale.
Altra perplessità riguarda le dichiarazioni sul cane. Prima si è letto che era libero. In tal caso potrebbe aver disturbato l'orso, che magari aveva i cuccioli nascosti nelle vicinanze, per poi cercare protezione tornando dal suo umano, ma così verrebbe a cadere la condanna dell'orsa sulla base della scala di pericolosità Pacobage, che prevede il livello massimo nell'attacco non provocato. Per non volersi soffermare sul fatto che i cani sui sentieri di zone ad alta densità di fauna selvatica vanno tenuti al guinzaglio.
In un secondo momento i giornalisti hanno cominciato quindi a riportare, dopo le interviste, che il cane era al guinzaglio. Comunque sia, un cane aggredito da un orso non ha molte possibilità di salvarsi. Non per caso esiste una razza che fu in passato creata appositamente per la caccia all'orso. Invece per fortuna pare che il cane stia bene.
Incredibile anche la competenza e la freddezza di un idraulico, quindi non uno zoologo o un veterinario, che, aggredito da un orso, riconosce una femmina e si sofferma a controllare che abbia o meno il radiocollare mentre l'animale vuole azzannargli la testa.
Infine il test del DNA, il cui responso dovrebbe precederel'ordine di cattura, non si può certo avere in due giorni, come le troppo frequenti storia di omicidio che vediamo al telegiornale hanno insegnato purtroppo a chiunque.
Quello che emerge è una realtà in cui gli abitanti non sono educati al corretto comportamento da tenere in un ambiente condiviso con altre specie. Le campagne diffamatorie, il fomentare la paura degli uomini verso i grandi predatori, è storia vecchia e già vista in Europa, ed ha portato danni enormi e immotivati al patrimonio naturalistico. Con grandi sforzi e con i fondi messi a disposizione dal progetto Life Ursus dell'Unione europea si è giunti ad una popolazione piuttosto stabile di orsi bruni sull'arco alpino che oscilla tra i 49 ed i 66 soggetti. Ma è evidente che la presenza dell'orso, non valutata come risorsa, sia osteggiata da molti come dimostrano anche i casi di avvelenamento ed altre uccisioni illegali registrate nel Rapporto Orso 2016 della provincia autonoma di Trento. Dal 2009 risultano deceduti 29 orsi di cui 14 per cause riconducibili all'uomo.
Il problema non è la presenza di questo meraviglioso animale sul nostro territorio, ma la mancanza di informazione e di educazione della popolazione sulle possibilità di convivenza pacifica su un territorio comune.
I nostri auguri di pronta guarigione per le ferite (di qualunque natura siano) all'uomo ferito nei boschi ed al suo cane, ma resta ferma la nostra presa di posizione contro qualunque risoluzione violenta dell'episodio. Il nostro pieno appoggio va a Rj2 sperando che possa continuare a vivere libera nei suoi boschi e che non diventi vittima inconsapevole di manovre politiche volte ad ottenere altri risultati e nuove deroghe contro il nostro patrimonio naturale.



 
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