CACCIA: TRA VITTIME E BUSINESS


E anche quest'anno è andata in scena una delle più grandi ecatombi legalizzate sul territorio italiano. Da pochi giorni si è conclusa la stagione venatoria 2016/2017. A leggere i numeri delle vittime (umane e non umane) e a sistematizzarli è l'Associazione vittime della caccia che, come ogni anno, ha presentato un dossier.
12 morti e 68 feriti umani è il bilancio di quest'ultima stagione. Per quanto riguarda, invece, gli animali domestici (cani, gatti, conigli, cavalli, volatili da cortile), durante le battute di caccia, “risultano dalle nostre rassegne 83 animali domestici uccisi in questi ultimi 5 mesi, 23 feriti e 45 casi di maltrattamento. Per un totale di 151 animali domestici, mentre in ambito extravenatorio risultano 34 animali uccisi e 18 feriti. Il totale complessivo degli animali domestici vittime della caccia è di 203”. Questa l'amara sintesi di Daniela Casperini, presidente dell'associazione, che continua: “Difficile che dal mondo venatorio possano venire risposte adeguate a questa emergenza, visto che continua ad occultare i dati, dandone altri riferiti solo e soltanto ai cacciatori morti o feriti”.
Un'altra considerazione che merita un capitolo a parte è quella della latitanza e sottostima delle istituzioni. Per la Casperini, “incapaci di apportare le soluzioni che i cittadini inermi chiedono, ma addirittura favorevoli ad implementare l’esercizio dell’attività venatoria oltre la canonica stagione con deroghe ai calendari e alle specie cacciabili e non, decreti che stravolgono le norme quadro esistenti e con il ricorso sistematico alla caccia di contenimento per le specie considerate strumentalmente – a nostro avviso - nocive ed invasive”.
In numerose regioni, infatti, ogni anno sono concesse giornate di preapertura al calendario canonico della stagione. Per esempio, in quest'ultima stagione venatoria, tutte le regioni - ad esclusione delle sole Lombardia, Liguria, Valle d'Aosta e provincie autonome di Trento e Bolzano – hanno concesso un anticipo di più di tre settimane all'apertura calendarizzata. Come se il tempo legalmente riconosciuto in cui poter dare impunemente la morte, non fosse sufficiente.
E, poi, il ricorso alla caccia come mezzo per contrastare una supposta esorbitanza di esemplari considerati pericolosi per l'uomo e i capi da lui allevati. La lobby degli allevatori agisce pesantemente sulle decisioni delle istituzioni locali, le quali si affrettano a esaudire le richieste, con il risultato di accontentare tale categoria e anche quella dei cacciatori; tante prede e qualche brivido in più se hai a ché fare, per esempio, con un cinghiale. Insomma, “il mondo venatorio chiede sempre più caccia e la ottiene, nonostante l'art. 19 della legge 157/92 contempli in via prioritaria i metodi incruenti per il contenimento di specie considerate dannose. Finora le istituzioni non hanno dimostrato alcuna intenzione di applicare metodi alternativi, tantomeno di recepire quanto previsto per legge”, prosegue la Casperini.
Dal dossier, si evince che la regione con il più alto numero di morti, in ambito venatorio, è il Veneto con 5 civili feriti dei quali 1 minore e 7 cacciatori feriti, per un totale di 12 vittime. Segue la Lombardia con 2 feriti civili e 5 cacciatori, poi il Lazio con 1 ferito civile, 5 cacciatori e 2 morti. Al terzo posto della non encomiabile classifica, l'Emilia Romagna con 2 civili feriti, 3 cacciatori e 2 morti. La Campania tiene il passo con 1 minore ferito, 4 cacciatori e 1 morto. In Toscana, poi, 5 i cacciatori feriti e 1 morto.
Questi sono solo alcuni numeri di vite spezzate, che riguardano le vittime umane, che, forse, avranno presa anche su chi non condanna la caccia tout court e ne fa questione meramente antropocentrica.
Ma se queste sono le cifre delle morti ingiustificabili da parte di chiunque, analizzando il numero - approssimativo, in quanto non esiste in Italia un registro centrale solo per tale categoria - dei cacciatori, e si ipotizza un tot numero di capi abbattuti a testa, allora si può parlare di vera e propria strage. 579.252 le licenze di caccia che sarebbero state rilasciate nel 2016, secondo le stime del Cabs (nucleo di volontari esperti di antibracconaggio). Il numero, pur se in vertiginoso calo considerando i 751.876 titolari del 2007, va valutato nella sua portata. Ancora troppi coloro che, nascondendosi dietro a una doppietta e cercando in essa la compensazione di frustrazioni, si arrogano il diritto di dare la morte.
Ma, mentre i cacciatori, da un loro sito, auspicano un “ritorno alla natura e alla vita genuina di campagna grazie alla valorizzazione delle carni di selvaggina (sic.)”, si fa sempre più forte la coscienza nelle nuove generazioni (l'età media del cacciatore è ormai assimilabile a quella di un pensionato) che nessun essere vivente dovrebbe morire per soddisfare una fittizia ricerca di onnipotenza, sulla quale si inserisce un business milionario. All'edizione 2017 dell'Hit Show di Vicenza, il Salone internazionale, dedicato tra l'altro al settore della caccia e che ha chiuso i battenti il 13 febbraio scorso, si sono registrati oltre 220 espositori. Uno dei partner organizzatori della rassegna, l'Associazione nazionale produttori armi, in collaborazione con Assoarmieri (Associazione nazionale dei commercianti, intermediari e appassionati di armi comuni da sparo) e Conarmi (Consorzio armaioli italiani).
Non ci vuole molto a fare business: basta avere “fiuto” e puntare sulla categoria intellettualmente più indifesa.

*per i dati relativi alle vittime, fonte: www.vittimedellacaccia.org

 

 

"La caccia è sempre una forma di guerra."

Goethe


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