IN DANIMARCA STOP AL FOIE GRAS


Arriva dalla Danimarca l’ultima grande vittoria per gli animali: Super Best (una grande catena di supermercati) ha deciso di togliere dagli scaffali uno dei prodotti più crudeli e inutili frutto della tortura e della morte di animali, il foie gras.
Questo successo è stato reso possibile grazie al contributo e al sostegno reciproco di tre associazioni che si occupano di diritti animali. Vale la pena raccontare le tappe fondamentali di una campagna che nel giro di pochi mesi ha portato a bandire la vendita del paté di fegato da tutte le catene di supermercati danesi.

Tutto inizia il 6 novembre dello scorso anno: L214, associazione animalista francese che incentra le proprie lotte sui diritti degli animali sfruttati per produrre cibo, pubblica un’investigazione che mostra l’orrore nascosto dietro la produzione di foie gras. Il video è girato negli allevamenti di uno dei più grandi produttori, Ernest Soulard, che rifornisce i ristoranti più prestigiosi non solo della Francia e che vede fra i suoi clienti chef rinomati a livello internazionale.
Cosa mostra il video?
Oche e anatre rinchiuse giorno e notte in gabbie così piccole da rendere pericoloso anche il più naturale tentativo di muoversi. In molte gabbie ci sono uccelli agonizzanti o addirittura morti. Gli uccelli vengono fatti ingrassare tramite alimentazione forzata (detta gavage). Il cibo infarcito di antibiotici (che la legge vieterebbe di utilizzare) viene letteralmente sparato nell'esofago degli animali attraverso un tubo metallico lungo circa 30 cm. Questa operazione danneggia ogni volta le pareti dell’esofago e la gola dell’animale, causando spesso gravi infezioni (alcuni animali poi, cercando di divincolarsi e sottrarsi a tale tortura, si feriscono ancora più gravemente, fino a rompersi il collo).
Quello che viene mostrato nelle immagini non è un eccezione, ma la prassi con la quale in tutti gli allevamenti viene prodotto il “fegato grasso” (che, ricordiamo, è letteralmente un organo malato di steatosi epatica). Nel caso di questo prodotto non vale nemmeno la scusa del valore nutrizionale o della necessità di introdurlo nella dieta: il foie gras fa parte di una serie di prodotti, come il caviale, che non sono cibo, ma status symbol. Il paté di fegato è, o meglio era (visto l’incremento spaventoso della produzione grazie ai metodi più sbrigativi e crudeli degli allevamenti moderni) un prodotto di lusso e come tale la sua funzione non è mai stata quella di sfamare e nutrire qualcuno, ma ingozzare uno spirito arido e superficiale che delega ad agenti esteriori, come i beni materiali, la funzione di elevarlo, distinguerlo, affermarlo. Valgo, perché mangio il costoso superfluo.
I veterinari che hanno visionato le immagini parlano di animali che soffrono enormemente in condizioni di stress e angoscia profonde e ne definiscono la produzione e lo stato di detenzione come inaccettabile. L’associazione L214 denuncia l’azienda di Soulard per maltrattamento di animali e mancato rispetto delle normative europee.
Alcuni degli chef più titolati e dei ristoranti più prestigiosi (ai quali l’associazione ha fornito un dossier completo sulla produzione di questo alimento ed in particolar modo sulle condizioni di vita degli uccelli) tolgono dal loro menu il foie gras; quelli che ancora non lo hanno fatto diventano oggetto di proteste attraverso presidi, boicottaggi, petizioni e una giornata internazionale contro la violenta pratica.
A pochi giorni dalla pubblicazione del video in Inghilterra Viva!, un’associazione inglese che si occupa di diritti animali e che da anni si batte per far bandire il foie gras (fondamentale il suo contributo per la messa fuori legge del prodotto in California), rende pubblica l’indagine, comunicando inoltre che il celebre chef Gordon Ramsay (contro il quale aveva già in corso una campagna) si rifornisce di paté proprio da Ernest Soulard. La notizia dell’investigazione finisce sulla prima pagina del Daily Mirror, rimbalza nei media irlandesi, norvegesi, svedesi e danesi. Il video viene visualizzato da oltre 80 mila persone. Molti chef titolati e grandi catene di distribuzione inglesi, dove per legge il foie gras non può essere prodotto (e viene infatti importato da Olanda, Germania e Italia) cessano la vendita e tolgono dal menù il prodotto di tanta sofferenza. Anche il famigerato chef Ramsay sospende le forniture da Soulard.
Il tam tam su tv e giornali creato da Viva! spinge Anima (associazione svedese per i diritti animali che aveva già in attivo una campagna contro la produzione di foie gras) a creare attraverso i propri contatti internazionali una vera e propria tempesta mediatica. Super Best, grande catena danese dell’alimentazione che possiede 220 negozi e unica rimasta a vendere foie gras, è spinta a cessarne la vendita.
Ormai sono 2500 i negozi, oltre le grandi catene di distribuzione, che in tutta la Danimarca hanno tolto dai propri scaffali il foie gras.
La grande sfida ora è la messa al bando come in molti paesi europei, Argentina, Israele e California dell’alimentazione forzata. Avere una legge che obblighi anche gli chef recalcitranti, i piccoli negozi e le grandi catene a bandire il prodotto di tanta sofferenza e crudeltà.
Questa vicenda ci mostra che la strada da percorrere per ottenere risultati importanti e duraturi è la collaborazione tra associazioni: mettere a disposizione della causa le conoscenze, gli strumenti, le strategie specifiche delle singole realtà animaliste senza egoismi e particolarismi.

Ognuno di noi può fare qualcosa: firmare le petizioni, aderire alle proteste internazionali e invitare i negozi che ancora vendono il foie gras a interromperne la vendita.
Insieme possiamo fermare questa tortura! 

Video investigazione: http://www.stopgavage.com/foie-gras-grands-chefs


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