100 ATTIVISTI OCCUPANO IL MACELLO DI HAIFA IN ISRAELE


I nomi non li conosciamo. Ma i volti si. Sono quelli degli attivisti israeliani che sabato 9 luglio si sono incatenati al mattatoio di Haifa. E 12 di loro sono stati arrestati.
L'azione aveva come obiettivo “rendere consapevoli tutti circa le torture che sono perpetrate all'interno del macello. Percorso obbligato dei bovini per giungere dalla vita al nostro piatto”.
Il messaggio degli attivisti: “Ci opponiamo fermamente a questa casa della tortura, dove operano assassini, che è il mattatoio di Haifa”.
Nel corso dell'azione, uno dei manifestanti è riuscito a documentare, attraverso un video, la “macchina della morte” - chiamata “cella qydt” - in funzione. E' una sorta di cisterna rotante, adatta a contenere una mucca, con un'apertura dalla quale esce solo la testa. La macchina azionata ruota su se stessa di 180°, fino a ché la gola dell'animale risulta rivolta verso l'alto. Così il torturatore può agevolmente iniziare lo sgozzamento.
E, poi, gli occhi. Gli occhi di chi aspetta la morte perché sa che arriverà. E questa consapevolezza della vittima è la forma più terribile di tortura. L'odore del sangue nelle narici, le urla dei compagni. Queste le ultime terribili e lunghissime ore che vivono i sacrificandi mentre aspettano, in fila, che giunga il loro turno.

Al porto israeliano di Haifa nel Mediterraneo, così come a quello di Eilat nell'estremo sud, sul Mar Rosso, giungono ogni anno decine e decine di navi – fattoria, provenienti dall'Europa e dall'Australia. Israele e altri Paesi del Medio Oriente sono tra i principali importatori di animali da macello. Bovini e ovini stipati per massimizzare il profitto, da parte degli allevatori/esportatori.
Due giorni per il carico in nave, sei di mare, poi ancora otto per la quarantena. Infine, il macello. Questi, per esempio, sono i tempi di un carico di vitelli di poche settimane che proviene dalla Romania. Destinazione: Haifa. E' quanto afferma l'Associazione Israel Against Live Shipments.
Ma i viaggi possono avere anche una durata superiore ai 20 giorni, con i capi di bestiame ammassati gli uni sugli altri. Viaggi atroci ai quali in molti non riescono a sopravvivere. Questo, però, è solo un danno “collaterale”. Perfettamente calcolato dagli esportatori. Una volta giunti a destinazione e incenerite le carcasse, l'introito sarà comunque cospicuo.
I lunghi viaggi in mare sono stati documentati dagli attivisti. E si è sollevato il velo che nascondeva agli occhi l'orrore.

In Europa, sono state a più riprese sollevate polemiche, relativamente a tali trasporti. Ed è partita la campagna #StopTheTrucks dell'Eurogroup for Animals che chiede ai cittadini di scrivere al proprio Governo affinché, attraverso un'iniziativa comune a tutti gli Stati dell'Ue, si giunga all'approvazione di una normativa più restrittiva su tali viaggi.

E, mentre in Europa si pensa all'export, al mattatoio di Haifa, sull'altra sponda del Mediterraneo – ultima tragica meta -, tra le urla di spavento dei vitelli, c'è chi rischia in prima persona pur di far sapere quello che accade tra quelle mura.
100 attivisti dell'Alf, 100 volti senza nome, hanno prima deposto una corona funebre su una macchina di macellazione; poi, alcuni di loro si sono incatenati alle sbarre di contenimento. La polizia israeliana ha velocemente provveduto a tranciare lucchetti e catene. E sono scattati gli arresti dopo una serie di scontri - durante i quali un attivista è rimasto ferito - per disperdere i manifestanti.
“La polizia protegge le organizzazioni che uccidono questi animali – hanno denunciato i manifestanti -. E' una vergogna per tutto il sistema. E' ora di smettere di finanziare queste atrocità”.
E, per giovedì alle 14.30, hanno indetta una manifestazione da tenersi davanti al tribunale distrettuale di Haifa, per protestare contro l'arresto di chi ha voluto rischiare in prima persona per sostenere diritti calpestati. Diritti per i senza voce. Un fardello pesante da portare, con la consapevolezza che la strada per vedere riconosciuti tali diritti sarà lunga e accidentata.
Ma la determinazione di quei volti senza nome lascerà un segno.
Inciderà pesantemente sulle nostre coscienze. Anche su quella di chi, fino ad ora, si è soffermato distrattamente davanti al banco frigo.
A quei ragazzi, glielo dobbiamo.


"L'attivismo è l'affitto che pago per vivere su questo pianeta"
Alice Walker


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