CANE UCCISO A SPRANGATE: ANIMAL AMNESTY VUOLE COSTITUIRSI PARTE CIVILE


Lo appendono a un albero per il collo e lo uccidono a sprangate in testa e sui fianchi. Filmano l'impresa e mettono il video online. Oggetto della violenza, un cane randagio, ritenuto il responsabile dell'uccisione di due capre. E' successo nelle campagne di Sangineto, in provincia di Cosenza. Autori del massacro, quattro ragazzi del luogo. E' stata proprio la volontà di rendere pubblico il gesto compiuto, in una sorta di schizofrenica mania di protagonismo, a determinare il loro arresto, da parte dei carabinieri della Stazione di Cittadella del Capo. Numerosi utenti del social network sul quale era stato pubblicato il video, infatti, hanno segnalato il fatto alle forze dell'ordine, le quali hanno proceduto immediatamente all'individuazione dei quattro responsabili che hanno deferito, in stato di libertà, all'Autorità giudiziaria di Paola, per il reato di uccisione di animali in concorso. Animal Amnesty ha immediatamente comunicato la volontà di costituirsi parte civile, in sede di processo. Il video, apparso online solo per qualche ora e poi eliminato a causa della crudezza delle immagini, mostrava la violenza con la quale il randagio, un cane bianco di grossa taglia, veniva ucciso. Non è il primo caso che si verifica nelle campagne del Tirreno Cosentino; solo pochi mesi addietro, infatti, è stato ritrovato un cane randagio impiccato a un albero, nelle campagne alle spalle di Paola. Ed è di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento, davanti all'abitazione di un dirigente comunale di Cariati, sullo Jonio, sempre in provincia di Cosenza, di un altro cane massacrato a sprangate in testa. Animal Amnesty, nel condannare fermamente l'accaduto, ritiene che sia ormai da considerarsi un'emergenza la diffusa pratica di accanirsi su esseri senzienti per dare sfogo a schizofreniche frustrazioni, maturate nel degrado psichico. E sottolinea come questi comportamenti siano la spia allarmante della pericolosità sociale di chi compie tali gesti. E' necessario che la società civile condanni fermamente queste pratiche e ne prenda le distanze, isolando chi si rende responsabile di tali crimini. Gli autori rischiano una condanna che va dai quattro mesi ai due anni di reclusione.

Cosenza, 25/06/2016

 

“Gli animali non hanno bisogno del mio amore. Non m' importa dell'amore. Mi interessa la giustizia.”

J.M. Coetzee



 
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