L'ALTRA FESTA DI SAN FIRMINO


Corpi macchiati di vernice rosso sangue. Cartelli con slogan che gridano contro un'aberrante tradizione. “La tortura no es cultura”.
E’ l’altra faccia della festa di San Fermìn, a Pamplona. Un flash mob degli animalisti Peta che ogni anno stigmatizzano con interventi, a volte provocatori, una tradizione che gronda sangue.
La festa di Pamplona è conosciuta in tutto il mondo per il macabro rituale della corsa dei tori per le vie della città. Il tutto in onore del santo protettore della cittadina di Navarra.
Per due settimane, a partire dal 7 luglio, ogni mattina alle 8, un gruppo di sei tori viene liberato dall’encierro, un recinto situato a ridosso del centro storico. I tori vengono fatti correre lungo un percorso obbligato di 800 metri, che attraversa la città e si conclude nella plaza de toros.
I più temerari (e sono tanti, tra popolazione locale e turisti giunti appositamente)corrono per le strade a fianco dei tori i quali, impauriti e disorientati dalle grida e dalla luce (prima di essere liberati vengono tenuti al buio per molte ore), percorrono gli 800 metri in pochi minuti, slanciandosi contro le figure in movimento. Queste ultime, vestite tutte di bianco, con fazzoletto al collo e fusciacca rossi, provocano gli animali agitando giornali arrotolati e percuotendoli sulla schiena. Lungo le strade, apposite transenne, dietro alle quali la folla può ripararsi. Ma non tutti ci riescono. Nonostante ciò, si continua a partecipare al rituale perché si è convinti che San Fermìn, da lassù, con la sua mano misericordiosa, proteggerà.
Giunti nella plaza de toros, gli animali sono rinchiusi nuovamente al buio fino alle 18.30, quando entreranno nell’arena e inizierà la corrida che si concluderà, inesorabilmente, con la morte degli animali: qualche “passo di danza” a cercare le urla del pubblico e il torero materà un toro stanco, disorientato, accecato, infiacchito dal sangue perso. Così, “l’eroe” potrà bearsi dell’applauso della folla esaltata dall’agonia e dalla morte dell’animale.
La tradizionale festa di Pamplona, che si rinnova puntualmente ogni anno, è oggetto, da circa un decennio, di un’iniziativa a opera di animalisti. L’associazione inglese “Peta – People for ethical treatment of animal”, con le sue emanazioni in altri Stati, organizza azioni proprio la vigilia della prima corsa. Animalisti di ogni parte delmondo convergono nella cittadina della Navarra per partecipare a questa forma di protesta non violenta, che vuole sensibilizzare tutti ai diritti degli animali e, in questo caso, dei tori.
Dall’encierro alla plaza de toros. Un nuovo modo di celebrare la festa.

Senza sangue. Senza picadores.

 

 

(Foto @Animal Amnesty, @Tras los Muros)


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