LA LEGITTIMA DIFESA DEI BEAGLE


Lunedì 21 settembre presso il Tribunale di Brescia si è tenuta l'udienza finale del processo che vede alla sbarra i 13 attivisti che il 28 aprile 2012 liberarono 70 beagle da Green hill, allevamento di cani destinati alla vivisezione.

In aula è intervenuto il Pubblico Ministero, la parte civile e gli avvocati per le arringhe finali.

Animal Amnesty era presente e vi propone il resoconto della giornata.

 

IMMAGINI CHE CAMBIANO LA STORIA

L'arringa comincia con una foto.

Un'immagine che dalla memorabile giornata del 28 aprile 2012 abbiamo visto passare davanti agli occhi centinaia, migliaia di volte.

Una foto che nella sua perfezione ha quasi perso il riferimento specifico all'evento, al fatto storico che ritrae, perché è diventata un simbolo universale.

Non è più la registrazione fedele di una specifica azione di liberazione messa in atto un tal giorno in un tal posto da alcuni attivisti per i diritti animali, ma è diventata l'emblema di tutte le liberazioni. E' la testimonianza di un cambiamento etico epocale.

Nella società delle immagini ci sono testimonianze visive che hanno saputo registrare forse prima ancora della filosofia, del diritto o del pensiero razionale l'emancipazione, l'evoluzione, il mutare di qualcosa di fondamentale nella storia dell'umanità.

Immagini che sono insieme racconto ed epifania: figlie della realtà, ma anche strumenti in grado di cambiare quella stessa realtà che le ha partorite.

Il manifestante che si mette davanti ai carri armati in Piazza Tienanmen, il miliziano che cade ucciso durante la guerra civile spagnola, la ragazza nuda che scappa da un attacco col napalm in Vietnam, gli atleti afroamericani scalzi, a testa basta e pugno alzato alla premiazione delle olimpiadi del 1968.

E molte altre.

Una ritrae un cucciolo di razza beagle che viene passato al di là di una recinzione sormontata di filo spinato. Sollevato da mani amorevoli sullo sfondo di un cielo talmente limpido da essere quasi bianco. Al di là della recinzione due umani: uno che porta un altro beagle verso la recinzione per permettere anche a lui di spiccare il volo oltre la barriera, l'altro che corre verso i capannoni probabilmente per portare fuori altri cani.

L'ultima immagine simbolica rappresenta l'ultima grande sfida dell'umanità, forse quella che porta in sé tutte quelle che le hanno precedute: la lotta per i diritti animali. Dichiarare che un animale ha dei diritti significa che anche tutti gli altri movimenti di liberazione umana hanno avuto successo. Non più schiavi, né razze, né individui con più diritti di altri, ma uguali diritti per tutti.

Dentro questa foto c'è tutto il senso del processo.

Dentro questa foto c'è l'umanità che sta cambiando.

Il processo sarà all'altezza del suo compito, saprà testimoniare ed avvallare lo spirito di questa umanità nuova?

Le difficoltà giuridiche sono molteplici.

I capi d'accusa che gravano sul capo dei tredici attivisti sono tra gli altri anche il furto e la rapina. Reati che sollevano problematiche più cogenti, filosofiche, fondanti che riguardano la figura dell'animale, la sua natura e i suoi diritti.

Si può infatti parlare di furto o rapina se il corpo del reato è un animale?

Un animale può considerarsi un oggetto o un bene giuridico da tutelare?

Per quanto riguarda la normativa italiana in aula l'avvocato Vittorio Arena e l'avvocato Alessandro Gariglio parlano di contraddizione normativa, schizofrenia, necessità di un principio di coerenza.

In Italia abbiamo una legge che da un lato deve tener conto di ciò che è scritto nell'articolo 13 del trattato di Lisbona, ossia che gli animali debbano essere trattati nel rispetto del loro benessere in quanto esseri senzienti, dall'altro autorizza e prevede attività come l'allevamento o l'uccisione di animali che sono la negazione assoluta del benessere e dei diritti.

Dal punto di vista filosofico il dibattito intorno agli animali non è una scoperta recente, ma affonda le sue radici nel passato: già Pitagora 2500 anni fa affermava che tutti gli esseri viventi hanno gli stessi diritti e che far male ad una bestia è un reato.

Riflessioni che hanno fatto il loro ingresso anche nel mondo giuridico: basti citare il caso qualche mese fa di due scimpanzé riconosciuti come persone giuridiche da un giudice di New York e il già citato trattato di Lisbona.

Se firmi un trattato internazionale in cui si afferma che gli animali sono esseri senzienti aventi dei diritti non puoi giudicare in materia, facendo riferimento a leggi che precedono anche di molti decenni questa sottoscrizione.

La legge italiana si deve adeguare ad una nuova realtà, si deve aggiornare.

Dato per acquisito che gli animali sono esseri senzienti, sono quindi esseri aventi dei diritti e pertanto non possono più essere considerati dei meri oggetti.

Quindi i capi d'imputazione di furto e rapina dovrebbero decadere.

 

E' NELLA NATURA UMANA NON TOLLERARE LA SOFFERENZA

Gli attivisti hanno agito con la consapevolezza di ciò che stava accadendo dentro Green Hill, ossia di reati come l'uccisione ed il maltrattamento, riconosciuti anche dalla sentenza che ha visto condannare i vertici dell'allevamento.

Hanno agito senza finalità di lucro e senza lo scopo di avere dei vantaggi.

L'avvocato Vittorio Arena fa notare come due delle attiviste arrestate di fronte alle autorità che le ingiungevano di fermarsi e di consegnare i cani non si comportarono come avrebbe fatto qualunque ladro (abbandonare la refurtiva e scappare), ma anzi rimasero ferme e strinsero ancora più forte fra le braccia i beagle salvati.

Sottrarre un essere senziente ad un maltrattamento è un reato?

Se vedo qualcuno che picchia un cane con un bastone cosa faccio? Non lo fermerei forse?

Se vedo qualcuno che non rispetta un diritto cosa faccio?

Lo spirito del 28 aprile è lo stesso, afferma l'avvocato David Zanforlini.

 

PER LEGITTIMA DIFESA

Gli attivisti hanno agito per legittima difesa.

I requisiti perché si possa parlare di legittima difesa sono necessità, pericolo, offesa ingiusta e proporzionalità.

Nel processo contro i liberatori dei beagle la necessità deriva da una certa inerzia delle istituzioni. Prima del 28 aprile si era tentato in tutti i modi consentiti di salvare i cani di Green Hill, ma denunce, manifestazioni ed altre iniziative non avevano sortito alcun effetto.

Per quanto riguarda il pericolo attuale era noto ciò che accadeva all'interno dell'allevamento e il pericolo che si perpetrassero reati come il maltrattamento ed uccisione nei confronti dei cani era concreto.

Che l'offesa e quindi il reato subito dagli animali fosse ingiusto è acclarato.

Infine la reazione degli attivisti non è stata spropositata: nonostante alcuni di loro siano stati accusati anche di resistenza a pubblico ufficiale non esistono prove dell'uso di violenza, ma addirittura testimonianze di un atteggiamento pacifico.

Anche la legittima difesa fa quindi cadere tutte le accuse.

Ricordiamo poi l'atteggiamento particolare delle forze dell'ordine quel 28 aprile. Dalle parole degli attivisti e dalle svariate testimonianze video si nota, fino ad un certo punto, oltre alla mancanza di intervento, un atteggiamento che sembrava dare corda agli avvenimenti. Atteggiamento che ha fatto sì che gli imputati non avessero la percezione di commettere un reato, di fare qualcosa di male.

L'avvocato David Zanforlini afferma che quello del 28 aprile sembrava "un evento apparentemente contrario alla giustizia, ma trovo riprovevole condannarli... ciò che hanno fatto è più giusto che sbagliato".

E cita non solo le leggi, ma anche pensatori, scrittori, fino a Papa Francesco.

Si può condannare un individuo per aver salvato un essere senziente da un maltrattamento?

Si può condannare un individuo per aver difeso il proprio diritto di provare il sentimento verso gli animali e i diritti degli animali stessi?

Si può condannare un individuo che ha messo a repentaglio la propria libertà per dare la libertà ad altri individui?

SALVARE UNA VITA NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN CRIMINE, MA UN GESTO EROICO.

La lotta per i diritti animali si combatte anche dentro i tribunali e proprio in questo processo la stanno combattendo anche gli avvocati della difesa. La loro lotta è intrapresa non come animalisti, ma come esperti di diritto che credono nella giustizia e nella capacità della legge di accettare ed interpretare il cambiamento culturale in atto.

Non è eccessivo dire che in questo processo come in quello contro i vertici di Green Hill si stia facendo la storia: si sta cercando di prendere atto della rivoluzione etica in corso e di allineare una normativa inadeguata ad una realtà che sta prendendo coscienza dei diritti animali.

Difficile sarà il compito del giudice: la sua sentenza potrebbe essere citata fra decenni o secoli come l'inizio. L'inizio di una nuova era.

 

Ricordiamo che il Pubblico Ministero ha chiesto pene che vanno dagli otto mesi ai quattro anni più ammende.

La parte civile ha chiesto 200 mila euro di danni, quantificando il valore di ogni cane a 1000 euro.

Una vita per l'avvocato di Green Hill vale mille euro.

 

"Quando mi chiedono se sono animalista io rispondo: No... sono normale, sono semplicemente come tutte le persone dovrebbero essere. Esistono forse i bambinisti? No, perché è normale amare e proteggere i bambini. Perché,come gli animali, sono più deboli e non possono difendersi da soli... voi non aiutereste queste creature indifese? E se la legge permettesse tutto questo, voi non la infrangereste?"

Walter Bond "Lone Wolf" (attivista animalista, anarchico e antispecista americano)


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