MILANO MODA UOMO: SETTIMANA DELLA CRUDELTÀ


Terminata Moda Uomo Milano, l’appuntamento Internazionale con le novità del prèt-à-porter presentate dalle più prestigiose case di moda, è tempo di fare un bilancio di guerra e contare le tante, troppe vittime, che quest’anno più che mai sono state sacrificate sull’altare/passerella.
Marmotta, montone, coyote, cavallino, visone, alpaca, astrakan, coccodrillo.
Lana e pelle a profusione.
Giacche, giacconi, cappotti, maglioni a v e girocollo, sciarpe, martingale, guanti, pochette.
Poche, per non dire nessuna, delle grandi maison di moda si sono esentate dall’utilizzo di pellicce e affini.?La moda ora lancia il messaggio del vello al maschile. Il messaggio in favore della pelliccia al maschile sulle passerelle è stato martellante sin dal primo giorno. Si è iniziato con piccoli capi e qualche dettaglio: t-shirt di montone decorato, cappucci pelosi e lunghe sciarpe, perfino martingale in pelliccia. Ma si è arrivati in un crescendo allo yeti urbano di Bikkembergs, in coyote naturale profilato di pelle, e al lussuosissimo signore di Fendi, in cappotto di cashmere nero foderato di persiano rasato effetto breitschwanz, naturalmente reversibile, naturalmente inarrivabile.
Quindi il maschio contemporaneo sarebbe stufo di vestirsi con imbottiti. Anche Moncler pare essersene reso conto visto l’utilizzo spropositato che fa del pelo animale (inserito su piumini d’oca già imbottiti di crudeltà).
Questo declinare la pelliccia in tutte le forme e i modi possibili, in un’escalation che in quattro giorni è passata dal dettaglio alla globalità (come non citare la passerella di Fendi anch’essa realizzata in pelliccia di capretto?) altro non è che l’ennesimo tributo ad un settore, quello della moda, che fa dello sfruttamento animale una consistente voce di bilancio.
Perché, ricordiamolo, le pellicce altro non sono che i resti di animali morti. In questo mondo che è per antonomasia il mondo delle apparenze parliamo di contenuti, nella fattispecie di quello che in quei manti morbidi era contenuto. Una vita. Non il corpo scolpito di modelli strapagati, ma il corpo abusato, violato e torturato di animali senzienti.
Ogni anno milioni di animali vengono imprigionati, privati dei più elementari diritti e uccisi barbaramente, oppure catturati in natura con trappole che li lasciano agonizzanti per giorni, per nutrire quel gigante affamato che si chiama moda.
Milioni di vite sacrificate al Moloch della moda che parla per voce di sacerdoti/stilisti venerati e ossequiati.
I grandi stilisti/piccoli uomini che nell’era della globalizzazione sono cresciuti a dismisura fino ad essere inglobati dalle multinazionali, aumentando di conseguenza anche il proprio potere, la propria capacità di incantare le folle, il proprio potenziale distruttivo.
Gli animali vengono uccisi solo per far guadagnare le case di moda. Gli stilisti da decenni raccontano una fiaba in cui il protagonista è di volta in volta principe, eroe, eccentrico, colto, pirata e trae queste sue potenzialità da ciò che indossa. Come se la pelliccia fosse un abito magico in grado di trasfigurare il corpo che la veste. La magia che incanta e l’oscuro fascino che il lusso esercita su molti da sempre.
Lusso che in periodo di crisi globale è eticamente inaccettabile. E allora te li immagini questi grandi stilisti chiusi in una Versailles barocca e opulenta ad architettare, macchinare ed inventare sempre nuovi trucchi per ingannarci. E appena fuori dalle mura dorate ed arabescate la realtà di un’umanità vittima di quel mostro famelico di cui la moda è solo uno dei tentacoli. Te li immagini in una reggia sotto assedio.
Una fiaba molto nota narra la vicenda di due sarti imbroglioni che confezionano per il re un abito fatto con un tessuto speciale che può essere visto solo da persone molto intelligenti. Il Re, convinto dal ciambellano e dai sudditi, indossa questa veste, che trattandosi di una truffa è inesistente, durante una cerimonia. Solo un bambino vedendolo in mutande trova il coraggio di gridare: Il Re è nudo!
Quello che dobbiamo auguraci è di sentire quel grido e scoprire che “il re è in pelliccia”.
Quello che dobbiamo fare è divenire consapevoli della sofferenza e della morte che ci portiamo addosso. 


PHOTO GALLERY


 
CONDIVIDI: