nelle 68 pagine di motivazioni della sentenza che lo scorso gennaio ha visto condannare i vertici di Green Hill per reato di maltrattamento e di uccisione di animali.

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GREEN HILL: SECONDO IL TRIBUNALE SI UCCIDEVA SENZA MOTIVO


Il giudice Roberto Gurini del Tribunale di Brescia ha depositato le motivazioni della sentenza che loscorso 23 gennaio ha visto condannare 3 degli imputati del processo Green Hill per reato di maltrattamento e di uccisione di animali (articoli 544bis e 544ter del Codice penale).
Nelle 68 pagine di motivazioni si possono leggere dichiarazioni come: "Le soppressioni appaiono davvero arbitrarie e prive di valida giustificazione ed erano la prassi" e “Le prove dimostrano con assoluta certezza il non uso del preanestetico per disposizione della stessa Marshall”.
Si parla di poca attendibilità dei testi e delle prove della difesa, la pratica del tatuaggio al posto del microchip viene definita “più vetusta e dolorosa”, le cure per i cani “inadeguate, siccome non tempestive, inefficaci e di breve durata” e anche di un'attività di sorveglianza “oltremodo discontinua e inadeguata”.
In ultimo il giudice si esprime così in merito alle provedel PM: “Le argomentazioni e le prove del PM sono finanche sovrabbondanti”.


Una sentenza memorabile, destinata a fare giurisprudenza: i cani allevati a fini sperimentali (e speriamo anche tutti gli altri animali usati nei laboratori) sono degni di protezione.
Non possono essere lasciati morire solo perché le cure potrebbero rendere in futuro invendibili gli animali; non possono essere uccisi solo perché le cure costerebbero troppo (ossia più di nulla) ai gestori, non possono infine essere costretti a trascorrere una vita di sofferenze (sempre rinchiusi in piccoli box, con della segatura come unico gioco, al freddo o al caldo asfissiante dei capannoni e non curati se malati).


Non ci sono zone franche dove tutto è lecito: la vita deve essere rispettata.
 


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