CIRCO: LO SPETTACOLO PIU' TRISTE DEL MONDO


Una volta gli animali erano gli spettacoli preferiti nelle arene: animali selvatici, esotici per il pubblico delle città, venivano esposti agli sguardi curiosi e spinti poi alla lotta, a combattimenti mortali fra specie diverse, incluso l'uomo. Il circo romano invece era sostanzialmente uno spettacolo equestre e qualche giocoliere.

Col passare dei secoli si svuotarono le arene, ma gli animali continuarono ad essere usati per spettacoli, ora viaggianti. Ad un gruppo di giocolieri era spesso unita un'esibizione di animali ammaestrati,  per lo più orsi o scimmie.

 Un tempo gli spettacoli seguivano il succedersi delle varie fiere e sagre paesane, come le stagioni, ora il circo è un'attrazione a sé stante. Figlio di altre epoche in cui alla difesa dei diritti degli animali non ci si pensava nemmeno, manifesta tuttora tutta l'arretratezza di quel tipo di mentalità, considerando gli animali come oggetti di scherno, alla stregua di quanto avveniva per la donna barbuta, la donna cannone, i nani e tutte le altre forme di difformità umane esposte al pubblico ludibrio.

Ancora oggi si vedono nei circhi di tutto il mondo orsi in tutù, cani in bicicletta, elefanti seduti sulle sedie o in bilico sui palloni, tigri e leoni costretti a saltare nei cerchi infuocati o addirittura a cavalcare altri animali, spesso loro prede naturali e l'elenco delle forme di umiliazione e abuso è veramente infinito.

Gli animali nel circo subiscono varie forme di violenza.

Una prima immediata e lampante è la cattività. Un tempo si trattava di animali catturati in natura, ora prevalentemente (nei Paesi occidentali esistono legislazioni restrittive al riguardo, non condivise tuttavia in tutto il mondo) di nati in altri circhi o zoo o in strutture analoghe, ma il risultato non cambia: si tratta di animali privati della naturale libertà di cui dovrebbe godere ogni essere vivente e costretti a trascorrere una misera esistenza in gabbie e piccoli recinti.

Una seconda forma di coercizione è rappresentata dai metodi di addestramento.

Non esistono "standards" per l’addestramento: i metodi vengono custoditi gelosamente e poi possono essere tramandati tra addestratori, soprattutto per legami parentali o di appartenenza alla stessa attività. Dipendono anche dalla personalità dell’addestratore: in recenti investigazioni svolte in Inghilterra è emerso che alcuni domatori erano sicuramente più aggressivi degli altri nei confronti dei loro animali. L’addestramento ad ogni modo avviene sempre condizionando i comportamenti degli animali grazie alle violenze fisiche e/o psichiche. Il risultato è un animale reso simile ad un automa e costretto a sottostare a qualunque volontà dell'addestratore. Si parla proprio di "spezzare la volontà" dell'animale. Per farlo l’addestramento inizia fin da quando gli animali sono ancora molto giovani in modo da fissare più facilmente e a fondo le abitudini e gli esercizi nella mente dei cuccioli. Sperimentare già in tenera età la frusta, il bastone oppure gli uncini per gli elefanti, stimola la paura e abitua al timore: deludere l’addestratore o il guardiano per tutta la vita sarà sinonimo di ricevere punizioni. D'altro canto i premi, così come l’apparente affetto e le ricompense di cibo, formano la relazione necessaria di dipendenza. L’addestratore o il guardiano diventano quindi i capi da temere e da cui dipendere per ottenere cibo, approvazione ed evitare la punizione. Gli abusi sonori sono i più comuni: continue grida, urla, imprecazioni, battute di bastoni e spranghe sul metallo delle gabbie servono a richiamare l'attenzione e tenere gli animali in continuo allarme. Frequenti i colpi con le mani, come schiaffi e pugni, anche violenti, nonché ancor più spesso le strategie di punizione come il cibo negato o l'isolamento sociale dell'animale.

Per quanto riguarda gli elefanti un metodo d'addestramento tristemente noto è l'uso di uncini. Costituiti generalmente da una barra di metallo alla cui estremità vi è un uncino, quasi sempre nascosto da nastrini, piume o altri decori di tessuto. Questi uncini vengono usati per pungolare durante l'addestramento e gli spettacoli gli elefanti, che a differenza di quanto potremmo pensare hanno la pelle sensibile, soprattutto dietro alle orecchie o nella zona delle ascelle e dei gomiti (i posti dove normalmente vengono colpiti, anche perché più nascosti agli occhi degli spettatori). Per dare idea di quanto questa pratica sia diffusa basti pensare che in seguito alle vittorie della campagna Ban the Bullhook alcune città e stati americani hanno bandito l'uso di questo strumento di tortura: il risultato è stato che intere compagnie circensi hanno dovuto togliere gli spettacoli di elefanti o annullare del tutto i loro show in quelle città, proprio perché l'uso dell'uncino era il loro unico metodo di addestramento, l'unico strumento per farsi obbedire dai pachidermi.

Per i  felini invece generalmente viene utilizzata un'altra strategia. Sia prima degli esercizi di addestramento che prima degli spettacoli gli animali non vengono nutriti. Per farli uscire dalle gabbie ed entrare nell'arena o nell'area in cui dovrebbero poi eseguire gli spettacoli vengono sollecitati con grida, viene creato un frastuono, percuotendo le sbarre della gabbia con tubi metallici, a volte se non basta vengono pungolati con fruste o bastoni. A questo punto, sgridati e spaventati dal baccano, gli animali arrivano nel ring già terrorizzati. Ad aspettarli le persone che saranno loro fonte di cibo e di approvazione. O di terribile punizione. Lasciamo la parola ad un domatore francese Alfred Court: "Restavo solo con le tigri e le punivo in modo che esse non avrebbero dimenticato... la morte può essere affrontata solo con la morte, e questo quando tutti gli orpelli sono finiti. E' il gioco del domatore di leoni. Egli fa agire il leone sotto la costante minaccia della morte e lo ricorda al leone con migliaia di punzecchiature, ferite e frustate." Se i felini sono fortunati, quando non eseguono correttamente gli esercizi, o lo fanno troppo lentamente se la cavano solo con il digiuno forzato, in attesa del giorno successivo in cui saranno portati a dimostrare di essere diventati più docili.

Per quanto riguarda gli animali domestici la lunga tradizione delle fruste sui cavalli e dei bastoni sui cani lascia facilmente intuire quanto sia facile "insegnare" loro gli esercizi da svolgere. Un po' più complicato sottomettere un orso, ma nulla che una buona dosa di violenza non possa risolvere.

A tutto ciò si aggiunga l'ultima forma di abuso: lo spettacolo in se stesso. Viaggi a volte di centinaia di chilometri, esposti ai climi più diversi (e quasi sempre ben lontani da quelli naturali) e l'apice dello stress delle esibizioni, sotto i riflettori accecanti, circondati dal vociare e dagli schiamazzi del pubblico, prostrati alla volontà del domatore che in quell'occasione deve dimostrare tutto il suo dominio.

Il tutto per ricominciare ogni giorno uguale e poi altri viaggi, altri esercizi, altri spettacoli.

Quanto all'insegnamento o al divertimento che un bambino potrebbe avere nel vedere un orso guidare una motocicletta, un leone cavalcare un cavallo o una tigre saltare nel fuoco...

Solo il rispetto di ogni creatura può trasmettere i giusti valori: cerchiamo di costruire un mondo migliore.

IL VERO DIVERTIMENTO È LONTANO DAI CIRCHI!


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