E SE LA CAVIA FOSSI TU?


La giornalista Margherita D'Amico ha pubblicato sul blog che scrive per Repubblica un articolo sul cortometraggio shock realizzato da Animal Amnesty per la campagna Salviamo i Macachi.

Buona lettura!

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Si chiama Al posto loro ed è dedicato ai quindici macachi vittime degli esperimenti al cervello negli stabulari dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il folgorante cortometraggio di Piercarlo Paderno, filmaker e attivista di Animal Amnesty, che nel giugno scorso aveva accompagnato Paolo Bernini, deputato M5S, nel vano tentativo di un accesso chiarificatore ai laboratori.

Finora, non sono state sufficienti alla scarcerazione degli animali più di cinquantamila firme dei cittadini e una lettera sottoscritta da  ben novanta parlamentari che chiedono, anch’essi,  la liberazione dei primati, oggetto di lunghi test invasivi e dolorosi culminanti con la morte, dalla dubbia utilità a detta degli stessi ricercatori – di cui fu registrata una conversazione filmando di nascosto le tristissime condizioni di detenzione di animali terrorizzati.

Paderno ci propone dunque una riflessione in più. Ci chiede di pensare cosa proveremmo se accadesse a noi;  se la tortura, gli elettrodi impiantati nel cranio trapanato, l’immobilizzazione con le cinghie sulla sedia di contenzione, gli stimoli, lo stordimento, la paura, fossero vissuti da un uomo.

E’ casto e quasi immobile, il suo brevissimo film. Non si grida né si versa una goccia di sangue in più di quello già raggrumato sulla fronte dell'ammutolito protagonista, interpretato attraverso espressioni e sfumature da Alessandro Zanetti, e nemmeno Valeria Battaini, nei panni della ricercatrice, cade nel tranello di farne una caricatura, limitandosi a un’implacabile indifferenza che alla fine suona ben meno euforica della sua omologa vera, di cui potemmo ascoltare l’audio rubato. Ciò nondimeno, la provocazione è forte.

L’azione del breve film è liberamente ispirata al protocollo sperimentale in vigore all’Università di Modena e Reggio Emilia, siglato con il Ministero della Salute: “Ho voluto creare una realtà parallela, dove, a subire i medesimi esperimenti invasivi e mortali, non fossero i macachi, ma un essere umano” racconta Paderno. “Mi auguro che guardando l’atrocità riprodotta su un proprio simile le persone possano meglio comprendere il dolore dei nostri cugini, non distanti da noi nella scala evolutiva. Ma abbastanza diversi, secondo una sempre più vasta opinione scientifica, da rendere inattendibile la sperimentazione animale, poiché ogni specie fa riferimento a sé. S’impone quindi di investire con urgenza nei metodi alternativi sostitutivi sia per la salute delle persone, sia per porre fine a pratiche che rivolte ai nostri simili non esiteremmo a definire criminali”.

Nei mesi scorsi, al corteo per le vie di Modena dedicato ai quindici macachi prigionieri della vivisezione, parteciparono migliaia di persone. Sono seguiti, nel tempo, un gran numero  di presidi e flash mob davanti all’Università e al Rettorato, e  gli attivisti sono stati ricevuti ufficialmente dai vertici universitari per esporre le proprie motivazioni. A sua volta, il Consiglio comunale modenese ha discusso più di un’istanza con cui si chiedeva la chiusura dell’esperimento e durante una seduta consiliare alcuni animalisti hanno fatto irruzione srotolando dai balconi del Palazzo del Comune uno striscione che ripeteva quanto in moltissimi ormai reclamano: “macachi liberi”.

Margherita D'Amico 

 

 

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