DIMENTICATE GREEN HILL


Non sappiamo se Ghislaine Rondot (la legale rappresentante di Green Hill 2001 srl) sia una novella Calipso e i testimoni chiamati ieri dei lotofagi, ma quello che è certo è che a Montichiari deve esserci qualcosa di strano. Forse qualcosa nell'acqua, forse nell'aria, forse uno strano magnetismo della Terra, chissà. Altrimenti non si potrebbe spiegare come a distanza di soli 2 anni gli ex dipendenti di Green Hill possano aver dimenticato tutto. Ma proprio tutto tutto. Che lavoro svolgessero, quanti uomini lavorassero là dentro e in che turni, ma soprattutto quanti cani ci fossero, quante fattrici, quanti morti.

Niente.

Nemmeno se al mattino dovessero accendere la luce o meno, per cercare di capire l'illuminazione notturna del capannone.

Nulla.

Non so. Non ricordo. Non era un mio compito. Non era di mia responsabilità.

Ma andiamo con ordine.

Ieri per la prima volta a Brescia erano presenti tutti gli imputati, compresi quindi Ghislane Rondot e Bernard Gotti, oltre al direttore Roberto Bravi e al veterinario della struttura Renzo Graziosi.

Ben presto si è riscontrato un problema di comunicazione in quanto è emerso che sia Rondot, che Gotti avevano difficoltà a comprendere l'italiano, pertanto è stato cercato immediatamente un traduttore francese. E non è l'unica lingua che si è aggiunta al processo. Il primo testimone è proprio quello che ha reso necessario aggiungere un'altra lingua, l'inglese per poter tradurre due email.

Abbiamo ascoltato alcuni ex dipendenti di Green Hill e tutti sembravano avere lo stesso problema a focalizzare dati e risposte sul loro lavoro nell'allevamento. Una cosa però sapevano tutti. Cos'era il VirKon.

Ma seguiamoli nel dettaglio, perché ognuno di loro ha contribuito all'affresco di quell'orrore.

Il primo teste, dicevamo, e le mail in inglese, mail che provano inequivocabilmente che i controlli Asl erano quantomeno addomesticati, in quanto in esse l'ispettore competente avverte i gestori di Green Hill dell'imminente sopralluogo e rivela loro su quali criticità sarebbero stati indagati. Abbiamo poi appreso che quello stesso ispettore frequentava assiduamente "l'allevamento" in quanto doveva certificare ogni partenza dei carichi merci (cani, cuccioli di 6 mesi generalmente, con un'unica destinazione: i laboratori). Stranamente la difesa ha deciso di rinunciare nella prossima udienza ad interrogare il suo testimone, quello stesso ispettore, nonostante fosse proprio il responsabile sanitario per Green Hill 2001 nel periodo immediatamente precedente al processo e quindi probabilmente una delle persone meglio informate dei fatti.

Ma proseguiamo.

Non so. Non ricordo. Non era un mio compito. Non era di mia responsabilità.

Il contabile aggiornava i registri. N°di tatuaggio identificativo, sigle dei trattamenti sanitari effettuati, date. Però non ricorda quante fattrici ci fossero là dentro, né che costi avessero per esempio uno shampo per la rogna o quanto costasse un trattamento o una terapia. Un cucciolo di 6 mesi, il prodotto più venduto, valeva 6/700 euro, uno più grande, di un anno 8/900 euro. E dopo? E le fattrici e gli stalloni più vecchi che fine facevano? Se lo chiede il Pm o il giudice la risposta è non so. Se lo chiede la difesa ricorda che rimanevano in azienda vita natural durante. O venivano donati ad associazioni. Associazioni segnalate dalla stessa Marshall.

Anche il responsabile manutenzione impianti aggiornava i registri. Non sa quanti cani ci fossero là dentro, ma lui copiava diligentemente i cartellini identificativi e i trattamenti effettuati nel programma gestionale dell'azienda e aggiornava i dati anche dell'anagrafe canina regionale. Per quanto riguarda il suo lavoro doveva cercare di mantenere una temperatura e un tasso di umidità accettabile nei capannoni, ma non ricorda quale.

Il teste successivo suscita addirittura la reazione del giudice che gli dà un primo avviso: in aula è tenuto a dire la verità. Tutta la verità.

Chissà chi ci lavorava là dentro, in quanti, in che turni. Quanti cani ci fossero, quanti almeno nel suo capannone, quante fattrici, quanti morti. Non si sa.

Chi faceva i tatuaggi, chi gli interventi chirurgici, chi i parti... I veterinari! Anzi no, il veterinario, ce n'era uno solo, Graziosi.

In compenso c'era una socializzatrice. La prima settimana del trattamento nel box con la fattrice prendeva i cuccioli in braccio , faceva loro le coccole sul naso, sulle orecchie, sulla testolina. Poi gradualmente iniziava l'altra fase: messi sul tavolo, fermi e altre coccole. Un dito in bocca. Poi nell'imbragatura, una specie di amaca che li teneva sospesi nel vuoto per la pancia con le zampe a penzoloni. Cosa serviva tutto questo? Perché i cuccioli non avessero paura dell'uomo, perché non vivessero le manipolazioni future come uno stress. Così suona bene. Peccato che le manipolazioni future sarebbero state gli esperimenti nei laboratori di ricerca.

L'obiettivo principale era il benessere animale. Infatti la segatura era stata cambiata perché non era abbastanza assorbente. Anzi no, nel manuale delle procedure interne c'era una manovra per liberare i cuccioli dai blocchi di segatura che si formavano nella gola o nell'esofago. Mettendo le dita in gola.

Un'altra sfilza di non ho mai visto niente. Non so. Non ricordo. Non era un mio compito.

Finalmente il testimone successivo ammette che tatuaggi e vaccinazioni erano eseguite dai tecnici comuni, alcuni assistevano ai parti, alle operazioni chirurgiche e chissà cos'altro facevano.

Del resto circa 3000 cani per un solo veterinario... Sarebbe stato possibile seguirli tutti solo vivendo là dentro. Ma Graziosi non viveva là, c'era ogni giorno, certo, poi però tornava a casa alla sera. La notte là non c'era nessuno.

Ascoltiamo infine la responsabile Asl da maggio 2012 al sequestro (che però aveva già partecipato ad altri sopralluoghi nell'allevamento di Montichiari, uno all'anno, dal 2008). Improvvisamente da maggio alla fine di luglio dovette effettuare ben 10 ispezioni. Il direttore la mandava a controllare un giorno se Green Hill utilizzasse i microchip; un altro quanto spazio per ogni cane fosse disponibile nei box in cui erano rinchiusi; un altra volta per verificare il tasso di mortalità; un'altra la farmacovigilanza; etc.

Il giudice sottolinea che se è lui a porre la domanda la teste dà una risposta, diversa se la stessa domanda viene posta dall'avvocato della difesa. Ma era un'ipotesi.

Mentre in aula si cerca la verità.

Emerge comunque che la dottoressa fosse in disaccordo con gli ordini e le opinioni del suo direttore, anche sulla questione sala parto, per lei perfettamente adeguata.

Però, insomma, non poteva far pronto soccorso là dopo il sequestro. Perché i cani vanno seguiti, anche da specialisti, anche di notte. E 3000 sono tanti, troppi per una persona sola.

Green Hill rispettava la normativa di riferimento, la 116/92, quella relativa agli allevamenti di cani destinati alla sperimentazione animale. Ad esempio nella 116 non è richiesto di segnare tutti i morti, ma solo in caso di vendita nel registro di scarico verranno compilati tutti i dati. Nella 116 c'è un decreto orientativo sulla temperatura da  mantenere (fra 14 e 21°C) e sull'umidità, ma non è vincolante. E comunque lei non ha mai verificato maltrattamenti a quei cani.

Ma del resto è cambiata la teoria sul benessere animale. Prima nemmeno si concepiva, dopo il 2oo8/2009 sono state promulgate delle norme al riguardo.

La ditta però aveva esigenze particolari, come la necessità di non far contaminare i loro prodotti. I cani quindi non sarebbero mai potuti uscire all'aria aperta e si è quindi cercata una soluzione diversa. Arricchimenti ambientali. Una panca è quindi un arricchimento ambientale. Un'altra soluzione: aprire 9 box per volta e far camminare i cani da uno all'altro. Non sappiamo se possano sostituire una passeggiata.

Cos'era il VirKon, lo sapevano invece tutti. Un disinfettante. Veniva usato per ... ehm ... non so ... "pulire le scarpe prima di entrare nei capannoni" ... "lavavamo tutti i box con quello, un ciclo completo di disinfestazione e sterilizzazione ogni 3 settimane".

Da sterilizzare ci sono ora solo i ricordi.

E hanno ragione a voler dimenticare.

Sembrano tutti avere un disturbo post traumatico da stress.

E' naturale: solo rimuovendo tutto puoi sopportare di aver visto morire migliaia di cani in una manciata di anni. Puoi tollerare di aver accarezzato e tenuto in braccio dei cuccioli solo per renderli più docili quando li avrebbero poi fatti a pezzi. Puoi dormire sapendo di aver abbandonato al loro destino e alle loro sofferenze centinaia di cani ammalati, le partorienti, i cuccioli più deboli per tutta la notte, ogni notte, sperando - forse - di ritrovarli vivi il giorno successivo.

Dimenticate Green Hill.

Sì, dimenticatelo.

Perché un tale orrore non dovrà mai più ripetersi.


PHOTO GALLERY


 
CONDIVIDI: