VUOI FERMARE IL BRACCONAGGIO? IMPEDISCILO!


Il bracconaggio è una piaga che infesta il mondo intero.

Un mercato da 23 miliardi di dollari l'anno che arricchisce le grandi organizzazioni illegali. Il traffico delle specie protette rappresenta infatti il quarto mercato illegale dopo droga, armi e il traffico di esseri umani.

E' un fenomeno in crescita anche in Italia. Secondo il servizio CITES del Corpo Forestale nel 2012 il valore del mercato illegale di specie protette nel nostro Paese è di oltre 800mila euro, con 223 reati accertati, 166 persone denunciate e oltre 6mila esemplari sequestrati, tra cui avorio, coralli e conchiglie. Di questo affare si occupa anche la criminalità organizzata, anche se nel nostro Paese il bracconaggio è opera soprattutto di individui e di piccoli gruppi.

 L'Italia poi è uno dei più importanti consumatori di pelli di rettile e lane pregiate; per anni ha rappresentato inoltre uno dei maggiori mercati europei per i pappagalli e lo è ancora per le testuggini, che vengono importate clandestinamente dal Nord Africa.

Siamo inoltre un crocevia di questo grande traffico globale, un punto di passaggio privilegiato soprattutto per le grandi navi container (che spesso nascondono avorio o corni di rinoceronte).

Ma di cosa stiamo parlando? Cos'è il bracconaggio in Italia?

Tra le specie più colpite dalla Sicilia al Friuli ci sono gli uccelli migratori, che diventano vittime soprattutto nelle Prealpi bresciane e bergamasche di  vischio e archetti per alimentare la tradizione gastronomica di “polenta e osei”; ma anche ad esempio cervi e cinghiali sono abbattuti sia per mangiarne le carne, sia per "sport". Sullo stretto di Messina l’uccisione di rapaci era addirittura considerata una prova di virilità.  

Desta sempre più preoccupazione inoltre la convivenza con i grandi carnivori, la sfida più importante per la conservazione delle specie selvatiche e cartina di tornasole per il corretto equilibrio nel rapporto uomo-natura. L’orso, ad esempio. Conta una popolazione di poco più di 100 esemplari tra gli Appennini, dove sono nella lista dei più minacciati di estinzione, e le Alpi, eppure il caso Daniza in primis, ma anche quello degli orsi uccisi di recente Abruzzo e gli altri minacciati sulle Alpi conferma che spesso questi animali vengono colpiti, perché ritenuti pericolosi per la collettività. Anche se è l'uomo quello che li ha reintrodotti nel loro habitat, dopo averli cacciati ed è sempre l'uomo quello che erode territori sempre più grandi delle aree protette, costringendoli ad una convivenza sempre più ravvicinata.

Lo stesso succede con il lupo, cacciato soprattutto in Toscana e Abruzzo e oggi in un momento di forte espansione territoriale e numerica. Grande scalpore (e una denuncia da parte della Guardia Forestale per aver autorizzato l’abbattimento di una specie protetta) è stata suscitata dall’ordinanza di pochi giorni fa del sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha dato il permesso di ucciderli. Eppure il rapporto uomo-lupo mette radici nell'inconscio e risale alla notte dei tempi, quando l'uomo ha trovato nel lupo addomesticato, poi diventato cane, il suo più fedele compagno.

Per non parlare poi dei mari, sempre più vuoti, perché troppe reti, troppe insidie minacciano i fondali.

I bracconieri spezzano con le loro trappole e le loro armi crudeli il volo degli uccelli migratori, la quiete pacifica dei boschi, l'ancestrale convivenza fra uomini e animali, ma è possibile fare qualcosa.

Sabotare e denunciare.

Domenica 12 ottobre a Brescia si terrà il corso di formazione per i volontari antibracconaggio, volto a formare delle persone interessate ad agire concretamente per impedire questi crimini.

PARTECIPA ANCHE TU!

Per iscriverti scrivi una mail a antibracconaggio@animalamnesty.it


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