VIVISEZIONE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO


E’ recentemente stato presentato il dossier “A Global View of Animal Experiments 2014”, elaborato dal Lush Prize, il premio internazionale per la ricerca nel campo dei test alternativi.

Questo documento esamina le questioni che circondano la sperimentazione sugli animali a livello mondiale (in particolare nel campo della tossicologia) e la difficoltà di determinare accuratamente il livello di uso animale e la sofferenza che questo provoca.

Per poter sostenere una discussione adeguata e trasparente sulle questioni scientifiche ed etiche al riguardo degli esperimenti sugli animali ci dovrebbe essere una conoscenza certa del numero e dei tipi di sperimentazione, delle specie utilizzate e del danno inferto ai singoli animali: solo ottenendo questa informazione sarebbe possibile valutare compiutamente l’impatto delle varie regolamentazioni e lo sviluppo delle sperimentazioni alternative. Di conseguenza entrambi i metodi potrebbero essere adeguatamente monitorati.

Ma la realtà è ben diversa.

Molti sono i motivi per variazioni o indisponibilità dei dati, quali le diverse tradizioni, la politica, le implicazioni finanziarie e la cultura. Altre motivazioni riguardano direttamente la percezione degli animali come strumenti e non come esseri viventi.

Non è un compito facile determinare con precisione la portata degli esperimenti sugli animali su scala globale. Taylor et al nella loro pubblicazione del 2008 (lo studio più completo svolto finora) stimano un sacrificio annuale di 115,3 milioni di animali in 179 paesi.

Una cifra enorme, ma comunque sottovalutata.

I dati sulla sperimentazione animale non sono disponibili per tutti i paesi che utilizzano animali. Le statistiche non sono ancora disponibili per le economie ormai imprescindibili di Brasile, Cina e India, per esempio. Anche dove esistono, i dati di solito escludono alcuni animali. Per esempio quelli uccisi per fornire tessuti (un ulteriore +21%); animali geneticamente modificati utilizzati unicamente per mantenere colonie riproduttive (un ulteriore  +34%); animali allevati per i laboratori, ma uccisi come “eccedenza alle esigenze” (50% di topi e ratti secondo i dati del settore); alcuni feti e forme embrionali; alcune specie di invertebrati.

Garantire che tutti i paesi che continuano a sperimentare sugli animali pubblichino dati comparabili significherebbe incamminarsi verso un serio confronto sulla sperimentazione animale, le sue finalità e la misura in cui gli animali soffrono.

Proviamo ad analizzare i dati allora, poiché ogni numero è una vita ingiustamente sacrificata.

Dati globali

A livello globale solo due paesi hanno vietato tutti gli esperimenti su animali: il Liechtenstein dal 1989 e la Repubblica di San Marino dal 2007.

Vi è una notevole variazione nella disponibilità di dati sulla sperimentazione animale nei diverse paesi. In alcuni come Europa, Nord America e Australia i dati relativi al numero di test su animali sono disponibili sotto forma di relazioni annuali pubblicate dalla nazionale o dagli organi responsabili per la regolamentazione sperimentazione animale. In molti paesi (come la Cina) tale raccolta di statistiche o addirittura la regolamentazione dell'uso di animali nei laboratori semplicemente non esistono. Anche quando sono disponibili i dati raramente risultano coerenti nel loro approccio, che copre specie diverse e molteplici procedure, perciò fare confronti fra i Paesi e analisi è estremamente difficile. Un recente studio al riguardo delle norme globali sulla sperimentazione animale osserva che ci sono differenze nel modo in cui i principi alla base dei quadri normativi di sperimentazione animale sono definiti:

"Quando i principi sono sanciti nella normativa, i legislatori inevitabilmente sentono il bisogno di fornire la definizione e stabilire chiari confini tra ciò che è legale e ciò che non lo è. Questa è la ragione per la variazione di norme che così spesso troviamo in tutti i paesi o aree geopolitiche. Questo crea la situazione attuale in cui tutti noi parliamo degli stessi scopi e seguiamo gli stessi principi, ma in cui gli animali sono trattati in modo diverso in pratica”.

Uno studio del 2008 ha trovato particolarmente difficile comparare la situazione dei paesi arabi e africani a causa di queste differenze socio-culturali, ma ha anche rilevato che sebbene otto dei primi dieci paesi che utilizzano animali producano statistiche, del totale dei 47 paesi con evidenza di notevole uso di sperimentazione animale le statistiche annuali potrebbero essere ottenute soltanto per 30 di essi (64%).

Ad ogni modo: 115,3 milioni di animali uccisi, dato che gli autori stessi, concludendo, mettono in dubbio con le parole “è ancora probabile che sia una sottostima.”

Gli animali che non sono nemmeno numeri

La legge sulla protezione degli animali, entrata in vigore nel 1966, è l'unica legge federale degli Stati Uniti che disciplina l'uso degli animali nella ricerca, nello spettacolo (ad esempio zoo e circhi), nei trasporti e nelle attività commerciali. Tuttavia esclude roditori, uccelli, rettili, anfibi e pesci dalla legislazione e quindi anche dalle statistiche dei laboratori. Nel 2005 “solo” 17,3 milioni di animali erano stati utilizzati nei laboratori secondo i documenti ufficiali, ma lo studio di Taylor ed altri ha prodotto una stima fra i 31 e 156milioni di individui e in un altro studio un laboratorio veterinario ha stimato in oltre 80 milioni il numero dei soli roditori allevati ogni anno per la ricerca negli Stati Uniti.

Questo giusto per dare il quadro di un singolo stato, uno di quelli che dovrebbe essere più semplice da analizzare, vista l’enorme mole di documenti a libero accesso.

A livello globale intere categorie di animali sono invisibili.

Altri esclusi dalle statistiche:

REACH

Un programma come REACH, un regolamento della Comunità europea sulle sostanze chimiche e il loro uso sicuro entrato in vigore nel 2007, ha portato ad un massiccio incremento dei test sugli animali. REACH impone infatti ai fabbricanti e agli importatori di raccogliere informazioni sulle proprietà di tutti prodotti chimici venduti nell'UE in quantitativi annuali superiori ad una tonnellata e di registrare le informazioni, insieme ai dati sulla tossicità, in un database centrale gestito dall’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) entro il 2018 . La prima fase del REACH prevedeva la registrazione di 30.000 sostanze chimiche, ma il numero totale è salito a 143,000. Molti dei metodi di prova previsti dal REACH prevedono l’utilizzo di animali. Le prove di tossicità di solito comportano l'avvelenamento di cavie, conigli, pesci, uccelli, ratti e topi. L'uso di animali nei test per soddisfare i requisiti REACH è enorme. L’autorità competente del Regno Unito per REACH ha stimato che “per ogni singola sostanza, senza i dati pre- esistenti e nessun tentativo di ridurre al minimo la sperimentazione animale, la registrazione potrebbe richiedere più di 5.000 animali”. Il numero totale di esseri che saranno immolati nella sperimentazione legata a questo programma è quindi 54 milioni.

Eppure …

La tossicologia è lo studio degli effetti delle sostanze chimiche sugli organismi viventi e sugli ecosistemi ed è usato per determinare i livelli di esposizione sicuri per una vasta gamma di prodotti, compresi i cosmetici, farmaci, prodotti agricoli e chimici.

Gli animali nei laboratori sono il "metodo tradizionale di test di tossicità”.

Eppure qualcosa sta cambiando. AltTox.org, un sito web dedicato alla promozione di metodi alternativi, elenca diversi motivi per cui  la tossicologia si sta allontanando dall’uso della sperimentazione animale, oltre all’ovvio maggiore benessere degli animali. Nel 2007 la US National Academy of Sciences ha invocato un importante cambiamento di paradigma nella tossicologia che dovrebbe "fare meno affidamento sugli studi sugli animali e invece concentrarsi su metodi che valutano gli effetti dei prodotti chimici sui processi biologici utilizzando cellule, linee cellulari o componenti cellulari, preferibilmente di origine umana. Il nuovo approccio potrebbe non solo generare dati più rilevanti per valutare i reali rischi a cui la gente è esposta, ma espanderebbe anche il numero di sostanze chimiche che potrebbero essere esaminate, riducendo il tempo, il denaro e gli animali coinvolti nella sperimentazione.”

REACT

Numeri e parole.

Numeri che sono animali.

Animali che non sono numeri.

Parole che sono sentenze di vita o di morte per grandi numeri di animali.

Parole che vogliamo urlarle tutte per sottrarre ogni singola vita all’oblio dei numeri dimenticati, perché non ci sia un solo essere sacrificato inutilmente.

Anzi non ci sia nessun essere sacrificato e basta.

E per quello bisogna agire.

BASTA VIVISEZIONE


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